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ESSERE GIORNALISTA OGGI.

A dicembre 2006, un insegnate di lettere, nota a Milano per essere la moglie di un commissario della buon costume, organizza una lezione di giornalismo, in collaborazione con il giornalista Aversa del “Messaggero – sede di Milano”.
Pochi gli alunni interessati all’argomento della cronaca e delle famose 5W, soltanto due su venticinque avevano iniziato a porre domande riguardo la professione.


Il primo dei ragazzi Kiril, originario della Bielorussia e milanese d’adozione ha posto domande riguardo lo sport e il modo in cui un calciatore può essere intervistato; l’altro invece, prossimo ai 18 anni, originario di Baggio, uno dei quartieri peggiori di Milano, da sempre attratto dal mito dell’indagine ha iniziato a porre domande più specifiche riguardo le fonti dirette, indirette e la collaborazione tra il giornalismo e le forze dell’ordine.
Domande pesanti che sono arrivate  a toccare persino il rapporto Stato – Mafia, evindenziando le potenzialità di Francesco e la sua curiosità nel conoscere e scoprire come raccontare la realtà.
Parole pesanti, ma dorate che hanno permesso ad Aversa di definire il giovane lombardo come una delle future promesse di un mestiere in continua evoluzione.
<< Hai talento, sei curioso – aveva detto Aversa – la strada sarà dura, ma se non ti fai buttare giù da nessuno, riuscirai a far carriera. Attento però gli squali ce ne sono e son tanti, fatti trovare preparato, soprattutto sulla scrittura e, se devi proprio, alza la cresta>>.  Chi non vorrebbe sentirsi mai dire, a 18 anni questa frase?
Peccato che però la vita non è un film, oppure lo può diventare se il protagonista decide di scrivere un autobiografia e venderla in un altro mercato, quello delle librerie. Librerie come Feltrinelli, Mondadori che da raggiungere sono facili, ma per farsi notare in tutti quegli scaffali, sono quasi impossibili, a meno che non hai un editore forte alle spalle (vedi Bruno Vespa con Rai Eri e Mondadori). Di Rowling ce n’è (una in po’ come Roberto Baggio e Francesco Totti) e come lei non c’è nessuna.
Quelle parole però hanno caricato Francesco, dandogli la giusta motivazione per concludere il liceo e prendersi, oltre il tesserino, un titolo in ambito politico -comunicativo.
Anche qui però la realtà ha giocato la sua carta: il padre, un imprenditore vecchio stile di Busto Arsizio, cresciuto nel mito della Milano da bere e dell’imprenditoria facile, insieme alla madre, una donna in carriera presso Bpm, hanno inziato a dire la loro, tagliando – indirettamente ora dicono – le ali al giovane aspirante reporter.
<< Aversa, la mia insegnate e un’altra insegnante arrivata verso la fine del quarto anno, hanno tirato fuori una parte di me che ritenevo inesistente – dice sorridendo, con un piccola lacrima sull’occhio sinistro – avevano trovato indirettamente le carte giuste per farmi vincere importanti sfide>>. Sfide che però si sono rivelate inutili, almeno nei primi anni post liceo.

CONTINUA.

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