Immagine

IL MENO PEGGIO – MILANO

Nel 1859, quando il Piemonte annesse al suo regno la Lombardia, gli unici mezzi di trasporto erano i cavalli. Esisteva la Torino – Genova, inaugurata nel 1853, ma quasi nessuno poteva permettersi un treno, soprattutto in guerra.
Oggi invece, nonostante viviamo in un periodo definito di “pace”, siamo comunque in guerra; una guerra che domenica vedrà il suo vincitore, ovvero il meno peggio ma, a differenza del 1859, sono riuscito a raggiungere in meno di un’ora Milano, grazie al Frecciarossa e concluso la seconda intervista del tour inaugurato, in diretta con i miei collaboratori davanti palazzo Carignano, intervistando all’interno di uno storico locale torinese “Bicerin”, due giovani elettori.
Ora, grazie all’alta velocità abbiamo raggiunto Milano intervistando, all’interno dello storico bar di corso Magenta, tre diversi soggetti, pronti a dire la loro su chi sarà #ilmenopeggio.
Una birra, uno spritz e 4 giri di Ramazzotti hanno animato, coinvolgendo anche il titolare del bar, la discussione politica: dal berlusconiano al grillino, con una vecchietta ancora devota alla Prima Repubblica che le ha permesso di andare in pensione a 43 anni.
<< Berlusconi ha rovinato l’Italia. Io non gli darò di certo il mio voto – ha detto Giuliana, una settantenne originaria di Avellino, residente a Milano dagli anni del boom – sono in pensione da più di trent’anni, con la D.C funzionava tutto. Dopo quindici anni di lavoro sono andata in pensione e ora sto meglio di prima. La sinistra mi ha dato tanto; con Gentiloni c’è stata la ripresa e voi che votate ancora Silvio o quel burattino di Grillo?>>.
Parole grosse che sono diventate urla capaci di attirare l’attenzione di uno dei soci del locale, intervenuto sia per far abbassare i toni che per contrastare l’idea dell’anziana “baby – pensionata”. La discussione, fermata subito dagli altri due intervistati, ha fatto capire che il barista voterà, quasi sicuramente a destra, dato il suo interesse per una pensione di 1000,00 € mensili che, concretamente parlando, cambierà ben poco.
<< Non sono d’accordo con l’idea della signora Giuliana – ha detto Marco, 35 enne di Milano – d’altronde siamo in un paese dove vige la libertà di pensiero, non in una dittatura. Democraticamente parlando dirò che vincerà #ilmenopeggio che, secondo me, sarà Di Maio. Nonostante il suo essere acerbo, soprattutto per quanto riguarda il fattore legato non solo alla sua età, ma anche alla sua esperienza, posso affermare che è meglio dare una possibilità ad uno acerbo che a tutti questi burattinai. Finchè non butteremo giù tutto questo schifo che abbiamo costruito non riusciremo mai a rimetterci in moro. Di Maio sembra che voglia far risorgere la nazione, pertanto gli darò fiducia. Meglio puntare sul nuovo che sull’usato (non) garantito>>. L’idea dell’uomo ha scatenato una discussione, soprattutto da parte dell’anziana signora, la quale ha dato al “grillino” dell’incapace.
A dividere i due votanti, il terzo incomodo ovvero Leonardo, impiegato Mondadori, tesserato Lega, pronto a votare Salvini:<< Salvini – Meloni. Milano e Roma alleate tra di loro, con la supervisione di un uomo che non ha mai avuto modo di governare come dovrebbe. Berlusconi è stato l’ultimo eletto dal popolo; Salvini è meglio di Bossi ed è riuscito a convertire l’ideale leghista portandolo a livello nazionale. La Meloni, con il suo accento romano e quel tono da cazzuta potrebbe essere non la #menopeggio, ma la carta giusta da mettere in tavola, in un momento delicato come questo.
Non sono d’accordo per un eventuale inserimento di Siffredi o di Emanuele Filiberto di Savoia, nonostante credo che abbia pieno diritto di manifestare il suo pensiero politico, ma in quanto rappresentate della corona, avrebbe dovuto evitare di cimentarsi nel mondo dello spettacolo e svolgere, anche se indirettamente, il ruolo di Principe di Piemonte, anche se non riconosciuto legalmente dallo stato. Forse, in un momento così delicato, la nazione avrebbe bisogno di una guida sicura, su cui fare affidamento sempre, ma la Costituzione contraddicendosi tra l’articolo 1 e il 139 ha dichiarato tutta la sua contradditorietà, dicendo che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti previsti dalla Costituzione, poi che la forma repubblicana non è oggetto di revisione costituzionale. Allora io dico: ” dove sta la democrazia?” Se le cose non vanno bene con tutte queste repubbliche non sarebbe il caso di rivedere le cose anche a livello istituzionale?>>.
Una visione giusta, quella di Marco, peccato che nessuno ha avuto ancora il coraggio di dirlo.
<< Voglio dire una cosa – conclude Marco – indipendentemente da chi vincerà, io se fossi alla Camera o al Senato proporrei una legge: ogni 6 mesi devono essere portati a termine i risultati del programma pre – elettorale, altrimenti addio governo e addio legislatura>>.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...