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ITALIA, CARA ITALIA.

Italia, cara Italia.
Rappresentarti da lontano non è facile, soprattutto perché ci hai costretto ad immigrare.
A criticarti e odiarti siamo bravi tutti ma, come ci spostiamo anche oltre frontiera, sentiamo la tua nostalgia: da nord a sud. 
Pensa che superato il confine il migliore amico di un veneto è un siciliano. Renditi conto di come ci trasformiamo, non appena “espatriamo”  e ci dobbiamo inserire in una nuova realtà, di cui non conosciamo la lingua, la cultura e le loro abitudini.
Perché ci fai questo? Cosa cambierà con queste elezioni che non hanno visto un vero e proprio vincitore secondo il quorum previsto?
Ci ritroveremo ancora a combattere con i centomila raccomandati incompetenti per avere un posto di lavoro che sia sinonimo di tranquillità?
Continueremo a vedere degli analfabeti che fanno carriera e mangiano sano ogni giorno, mentre noi “i non raccomandati” ci ritroveremo con il culo a terra, perché in questo paese andato a puttane c’è bisogno di una raccomandazione anche per imparare a fare cappuccini e caffè in un bar? 
Ci ritroveremo sotto un ponte perché non essendo stati definiti “idonei”, nonostante fossimo persone preparate, intelligenti e motivate, per poter avere un pasto e un letto, dobbiamo tornare a casa delle nostre madri e attendere la loro morte per avere un tetto di proprietà? Dobbiamo veramente rovinare tutte le nostre aspirazioni, facendo ritorno nel tetto familiare che può essere a Milano, Roma o in un paese sperduto del meridione, da cui siamo stati costretti a scappare per cercare fortuna?
A chi la dobbiamo dare la colpa, in questo mondo che cambia alla velocità della luce e, sembra quasi scontato, trovare sempre più ostacoli, durante questa corsa, nonostante l’impegno e la volontà di abbatterli?
Italia, mia patria, mia terra, mia casa di cui sono sempre stato innamorato e come obiettivo volevo rappresentarla, indossando una divisa, servendola, facendo rispettare la nostra cultura, le nostre leggi a chi le violava, perché ci hai negato questa possibilità?
Perché ci fai spendere tanti anni dietro agli studi, ai concorsi a tutte queste possibilità lavorative, quando i nomi dei vincitori sono già decisi in partenza?
Stai lasciando a terra il tuo popolo, indipendentemente dalla loro situazione di stabilità lavorativa. Ci sono persone che lavorano full time, per 800 euro al mese. Ogni giorno vivono con l’ansia di perdere il lavoro e di non trovarne un altro per l’età avanzata.
Cosa dobbiamo fare? Una rivoluzione? Dobbiamo fare un agguato al Quirinale, simile alla “Presa della Bastiglia” o all’assalto del Palazzo d’Inverno da parte dei Bolscevichi nel 1917? 
Presidente, si svegli. Siamo in guerra. Una guerra non militare, ma che potrebbe trasformarsi in una rivoluzione, cancellando questa finta democrazia.
Il popolo, quando si renderà conto che il calcio, striscia la Notizia, Porta a Porta sono soltanto programmi d’intrattenimento, con l’obiettivo di catturare l’attenzione dello spettatore, distraendolo dalla realtà, s’incazzeranno e da lì, inizierà la rivolta.
Non è il caso di prevenire, invece che curare? 
La gente non ci pensa due volte ad aprire il fuoco, o a saccheggiare per raggiungere la meta; una meta che, in questo caso, prenderà il nome di catastrofe che vedrà un inizio, ma non – almeno per il momento – una fine.

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