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( A BREVE) NUOVO DOMINIO.

Ciao lettori,

grazie al vostro interesse, il mio blog paper verrà trasferito su un dominio entro pochissimi giorni.

Ringraziandovi per l’attenzione e l’interesse finora corrisposto, vi attendo sul nuovo portale: http://www.iltaccuino.cloud che sarà operativo dalla prossima settimana.

Un saluto,

Roberto Bosi.

P.S: insieme al mio amico Angelo di FUN@GOGO, inaugureremo tra poche ore la prima trasmissione telematica, nata da una nostra collaborazione: TELETACCUINO.

Vi attendiamo in molti!

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157 ANNI DI STORIA.

Accadde oggi: 17 Marzo 1861, proclamazione del Regno d’Italia.
Oggi è un giorno importante per la nostra nazione che spegne le sue 157 candeline.
La nostra legge non lo riconosce come giorno, purtroppo dobbiamo dare colpa all’ignoranza di chi ci governa, ma per la storia d’Italia oggi si celebra la nostra unità.
La prima vera e storica unità nazionale che va da nord a sud.
Il Parlamento, composto da Camera e Senato, si era riunito in seduta comune, alla presenza del re Vittorio Emanuele II e del Primo Ministro Camillo Benso Conte di Cavour, proclamando ufficialmente la nascita di una nuova nazione europea: l’Italia.
Da quel giorno tutte le parole che viaggiavano da nord a sud divennero fatti: Vittorio Emanuele II di Savoia, ultimo re di Sardegna, divenne il primo re d’Italia per grazia di Dio e per volontà della nazione, assumendo tale carica anche per i suoi successori.
Nel mese di febbraio, il 18 esattamente, a Palazzo Carignano si era già tenuta la prima seduta del nuovo Parlamento, ma quella domenica di primavera, tutto divenne vero. L’Italia aveva finalmente completato (anche se non del tutto) la sua unità, grazie al duro lavoro di quattro importantissimi elementi: il re, il Primo Ministro Camillo Benso Conte di Cavour, il repubblicano Giuseppe Mazzini e l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi, autore della spedizione dei mille che consegnò, a Teano il 26 Ottobre 1860, nelle mani del re l’intero meridione, conquistato insieme alle sue camicie rosse, tra le quali figuravano anche altri due personaggi importanti della neonata nazione: Nino Bixio e Francesco Crispi.
Da ottobre a marzo accaddero tante cose tra i palazzi e le vie di Torino: per la prima volta dal meridione arrivarono i primi parlamentari; uomini che, nonostante avessero votato nel plebiscito l’annessione al regno, sentivano addosso ancora l’appartenenza al regno borbonico.
L’accento francese del re e del Primo Ministro non era certo di buon auspicio, soprattutto dopo la cancellazione – da parte di Cavour – dell’esercito garibaldino.
In quei mesi l’Italia unita militarmente era ancora da fare: nonostante la proclamazione del regno, all’unità mancavano ancora alcuni pezzi per completarla: il Veneto e lo Stato Pontificio, dove una certa Roma attendeva di essere nominata capitale.

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ITALIA, CARA ITALIA.

Italia, cara Italia.
Rappresentarti da lontano non è facile, soprattutto perché ci hai costretto ad immigrare.
A criticarti e odiarti siamo bravi tutti ma, come ci spostiamo anche oltre frontiera, sentiamo la tua nostalgia: da nord a sud. 
Pensa che superato il confine il migliore amico di un veneto è un siciliano. Renditi conto di come ci trasformiamo, non appena “espatriamo”  e ci dobbiamo inserire in una nuova realtà, di cui non conosciamo la lingua, la cultura e le loro abitudini.
Perché ci fai questo? Cosa cambierà con queste elezioni che non hanno visto un vero e proprio vincitore secondo il quorum previsto?
Ci ritroveremo ancora a combattere con i centomila raccomandati incompetenti per avere un posto di lavoro che sia sinonimo di tranquillità?
Continueremo a vedere degli analfabeti che fanno carriera e mangiano sano ogni giorno, mentre noi “i non raccomandati” ci ritroveremo con il culo a terra, perché in questo paese andato a puttane c’è bisogno di una raccomandazione anche per imparare a fare cappuccini e caffè in un bar? 
Ci ritroveremo sotto un ponte perché non essendo stati definiti “idonei”, nonostante fossimo persone preparate, intelligenti e motivate, per poter avere un pasto e un letto, dobbiamo tornare a casa delle nostre madri e attendere la loro morte per avere un tetto di proprietà? Dobbiamo veramente rovinare tutte le nostre aspirazioni, facendo ritorno nel tetto familiare che può essere a Milano, Roma o in un paese sperduto del meridione, da cui siamo stati costretti a scappare per cercare fortuna?
A chi la dobbiamo dare la colpa, in questo mondo che cambia alla velocità della luce e, sembra quasi scontato, trovare sempre più ostacoli, durante questa corsa, nonostante l’impegno e la volontà di abbatterli?
Italia, mia patria, mia terra, mia casa di cui sono sempre stato innamorato e come obiettivo volevo rappresentarla, indossando una divisa, servendola, facendo rispettare la nostra cultura, le nostre leggi a chi le violava, perché ci hai negato questa possibilità?
Perché ci fai spendere tanti anni dietro agli studi, ai concorsi a tutte queste possibilità lavorative, quando i nomi dei vincitori sono già decisi in partenza?
Stai lasciando a terra il tuo popolo, indipendentemente dalla loro situazione di stabilità lavorativa. Ci sono persone che lavorano full time, per 800 euro al mese. Ogni giorno vivono con l’ansia di perdere il lavoro e di non trovarne un altro per l’età avanzata.
Cosa dobbiamo fare? Una rivoluzione? Dobbiamo fare un agguato al Quirinale, simile alla “Presa della Bastiglia” o all’assalto del Palazzo d’Inverno da parte dei Bolscevichi nel 1917? 
Presidente, si svegli. Siamo in guerra. Una guerra non militare, ma che potrebbe trasformarsi in una rivoluzione, cancellando questa finta democrazia.
Il popolo, quando si renderà conto che il calcio, striscia la Notizia, Porta a Porta sono soltanto programmi d’intrattenimento, con l’obiettivo di catturare l’attenzione dello spettatore, distraendolo dalla realtà, s’incazzeranno e da lì, inizierà la rivolta.
Non è il caso di prevenire, invece che curare? 
La gente non ci pensa due volte ad aprire il fuoco, o a saccheggiare per raggiungere la meta; una meta che, in questo caso, prenderà il nome di catastrofe che vedrà un inizio, ma non – almeno per il momento – una fine.

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IL MENO PEGGIO – TORINO

Da Torino a Cagliari, passando per Roma e Napoli, dieci italiani hanno espresso la loro preferenza politica e la loro profezia su quello che sarà l’esito delle elezioni.
Nel capoluogo piemontese, che in pochi identificano come la prima capitale d’Italia,  due giovani – uno studente del Politecnico e un neo laureato in Scienze Politiche – hanno espresso, all’interno della storica cioccolateria “Bicerin”, il loro pensiero, coinvolgendo anche le storiche proprietarie della caffetteria, esistente sin dal XIX secolo.
Non è un caso infatti, aver intervistato Luca e Federico, all’interno di questo locale, dove il quadro di Cavour mira dritto verso il bancone incitando i suoi concittadini a compiere la scelta giusta. 
<< Ma qual è la scelta giusta – ha chiesto Federico, lo studente d’ingegneria – il precariato continua, non si trovano dei lavori che possano garantire un’opportunità di crescita non solo professionale, ma ance finanziaria. Votare Silvio, Renzi o Di Maio, non comporterebbe alcun cambiamento. Torino, con la giunta Fassino, ha subito un enorme cambiamento tornando ad essere una vera capitale, con il RISORGIMENTO delle sue bellezze, rimaste nascoste dagli anni dell’industrializzazione all’anno delle Olimpiadi. Dopo la laurea, mi vedo già all’estero in mercati emergenti come quelli orientali. Non aspiro ad entrare per tre mesi in FCA o, se dovesse vincere Silvio, in una delle sue aziende>>. Le parole del 25 enne, originario di Moncalieri, fanno pensare che nel suo seggio di riferimento, non ci sarà la firma del suo voto:<< Inutile andare a votare, non cambierà nulla, dobbiamo scegliere sempre il meno peggio, ma alla fine per noi cittadini cosa cambia?>>. Scettico, ma con una tendenza a dare una terza (anche se sarebbe quinta in termini di governo) possibilità a Forza Italia, il giovane Luca, ventisettenne laureato in Giurisprudenza, prossimo all’esame da notaio: << Leggendo i loro programmi elettorali, tutti hanno promesso di abbassare le tasse e di cambiare molte cose. In ambito di marketing, si stanno vendendo bene sia Berlusconi che Di Maio, Renzi oramai ha finito i suoi giorni. Lo stesso vale per Gentiloni e per tutta la classe PD. La nostra Costituzione è molto contraddittoria e finora non è stata sempre applicata nel modo giusto. Domenica voterò, ma sono indeciso tra il gruppo Berlusconi ( che comunque non potrà esercitare potere fino al 2019), Salvini – Meloni e Di Maio. Il campano potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era, ma siamo sicuri che sarà migliore della precedente? Domenica ci troveremo a scegliere tra l’usato (quasi garantito) e il nuovo. Se dovesse vincere Di Maio, spero solo che che cambi veramente tutto, ad iniziare dai requisiti d’età nei concorsi pubblici, i quali avrebbero bisogno di incrementare il personale e che possa fare delle leggi dove venga CONDANNATO l’assenteismo dal pubblico impiego e tante altre ruberie. Forse ora, ci vorrebbe un nuovo Camillo Cavour>>, chiude il giovane fissando la foto dell’ex ministro, morto poco dopo l’unità nazionale.

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ESSERE GIORNALISTA OGGI.

A dicembre 2006, un insegnate di lettere, nota a Milano per essere la moglie di un commissario della buon costume, organizza una lezione di giornalismo, in collaborazione con il giornalista Aversa del “Messaggero – sede di Milano”.
Pochi gli alunni interessati all’argomento della cronaca e delle famose 5W, soltanto due su venticinque avevano iniziato a porre domande riguardo la professione.

Continua a leggere “ESSERE GIORNALISTA OGGI.”

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LEADER O ALTRI FALSI?

Cambierà qualcosa con queste elezioni?
Ho scritto due post riguardo le sfide dei candidati, facendo riferimento ad alcuni elementi della cultura europea dalla caduta del Sacro Romano Impero ai giorni nostri.
Ora però entriamo nel vivo della discussione: dobbiamo scegliere chi salirà al potere, una scelta non semplice, ma definita dalla maggior parte degli italiani come una marchetta legalizzata.
Abbiamo creduto finora in tanti Pinocchi, senza mai ottenere dei vantaggi.
Abbiamo perso la classe media, uno dei veri valori dell’economia italiana; abbiamo perso le piccole imprese, cadendo nelle mani dei colossi come Coop, Conad, Media World e tante altre catene (o franchising) di grandi marchi.
Abbiamo perso la nostra qualità dell’essere italiani, indipendentemente dalla nostra provenienza geografica e abbiamo visto perdere molti, ma molti giovani che, per cercarsi un lavoro, sono stati costretti ad abbandonare il “Bel Paese”, prendendo un aereo diretto verso le nuove Americhe. 
Abbiamo visto crescere dei “raccomandati”, segnalati da persone potenti e una giustizia troppo buona con chi meritava di essere condannato in eterno.
Michele Placido in un film di Massimiliano Bruno, Viva L’Italia, interpretava la parte di un senatore che rappresenta il classico stereotipo dell’italiano, ovvero uno che si è guardato gli affari suoi, ha sistemato i figli e ha fatto valere la sua persona, non seguendo un vero ideale di leader. Ha avuto persino il coraggio di ammettere le sue colpe, ma la domanda è sempre quella: ci sarà mai un politico pentito che darà l’input della ricostruzione di un paese andato a rotoli?
Pochi mesi dopo, a cavallo delle politiche 2013 dove i grillini hanno vinto in Senato, ma ottenuto la minoranza alla Camera e visto salire al potere prima Letta e poi Renzi, Riccardo Milani ha regalato agli spettatori un’altra delizia veritiera: Benvenuto Presidente. 
Per diventare Presidente della Repubblica, ha ricordato il regista nel film, non occorre essere in possesso di titoli o esperienze, ma di 3 requisiti: cittadinanza, fedina penale pulita e possesso dei godimenti civili e politici. Infatti venne eletto un pescatore come presidente, omonimo però ad un eroe vero che ha fatto la storia dell’Italia: Giuseppe Garibaldi. Peppino – interpretato da Bisio – ha riscontrato un ottimo successo sia per la sua onestà che per la sua semplicità di dire le cose come stavano. Il film però si è concluso con le sue dimissioni e un messaggio da lasciare agli italiani: non sono soltanto i ladri i politici, lo siamo tutti. Siamo tutti furbi e la politica rappresenta il massimo della furbizia. Per cambiare il paese bisogna avere qualcuno di competente che però voglia veramente cambiare le cose, iniziando ad impostare delle regole che devono essere rispettate; cosa che ora non c’è più.
Sicuramente le uscite dei due film saranno state concordate, dato il periodo debole della nostra Repubblica, ma sotto certi aspetti rappresentavano la vera realtà.
Una realtà che non ha fatto riflettere chi finora ha pensato soltanto al suo egoismo e trasformato un paese pieno di risorse in una discarica.
Ora direte che sono andato leggermente fuori tema e che sto facendo un comizio, ma il mio messaggio ha un chiaro significato: VOTARE PER I SEGUACI DI ALI’ BABA’ E DEI QUARANTA LADRONI, non sarà la scelta giusta.
La legislatura avrà una durata quinquennale vero; potrà cadere prima, ma dobbiamo fare in modo di mettere coloro che devono comandare nella condizione di avere paura del loro popolo e di prendere veramente in mano un martello, uno scalpello e buttare giù tutte queste mura storte, per poi gettarle nella discarica e bruciare tutti i residui.
Bisognerà abolire il sistema delle segnalazioni sia per chi deve avere lavori dorati che per chi svolgerà lavori più umili.
Se questi principi, che potrebbero sembrare anche rivoluzionari, dati i raccomandati che ricoprono determinati ruoli senza avere la minima competenza, ma soltanto la sicurezza di non perdere mai il loro posticino statale che gli darà da mangiare, da bere e da viaggiare per tutta la vita. Nonostante sia un “sabaudo” posso affermare che, a livello di scrittura la Costituzione non è affatto malvagia, eccetto qualche articolo o disposizione contraddittoria, ma purtroppo non essendo mai stata rispettata, è ora sinonimo di voragine.
Indipendentemente da questo, abbiamo oltrepassato il fondo: bisogna risalire, con un bel fucile da pesca subacquea per uccidere tutte quelle meduse che cercheranno di tagliare la strada alla buona resurrezione nazionale. Se così non sarà ( e non sarà) allora si che bisognerà seguire l’ideale di Marat, ovvero l’instaurazione della libertà con la violenza e l’annientamento del dispotismo. Un dispotismo che legalmente non c’è, ma concretamente c’è eccome.
Credo che sia Vittorio Emanuele II, insieme al suo amico – nemico Cavour che il grande Nelson Mandela, dal paradiso stiano dicendo che facciamo veramente pena; una pena che Mandela, nonostante i suoi 27 anni da prigioniero dei bianchi, è riuscito a superare, rendendo il Sud Africa una grande nazione arcobaleno.
Ora mi chiedo: ragazzi, troveremo il nostro Mandela?
Al momento credo di no, ma se da queste elezioni dovesse arrivare il nuovo leader, intento a costruire veramente una nazione, sarò fiero di essere italiano e pronto a dargli tutto il mio appoggio.
Cari palazzi, vi dico una cosa: se, come previsto, ci sarà un decremento di votanti, iniziate a darvi delle risposte. Di domande non avete più bisogno.

FUN@GOGO SI PRESENTA

FUN@GOGO, un canale Youtube che sta iniziando a farsi notare, le cui origini risalgono addirittura agli anni 70 del secolo scorso, anche se di reti internet e canali telematici non se ne vedeva ancora l’ombra.
Il canale si occupa di diversi settori, primo tra tutti l’intrattenimento che tra una chiacchierata e una canzone mixata riesce a cogliere l’attenzione del pubblico, soprattutto grazie all’attenzione e alla passione di colui che gestisce questo piccolo – grande canale, destinato – anche se ci vorrà maggior tempo e attenzione dei youtuber – al decollo: Angelo, un uomo semplice, amante della musica e delle tecnologie, vecchie o nuove che siano.
Aver intervistato una persona come lui – nonostante la sua spiccata e divertentissima parlata romanesca alla Carlo Mazzone – mi ha fatto aprire gli occhi su due rami della cultura con i quali finora non mi volevo (consciamente) confrontare ovvero la musica e le nuove tecnologie.
Scopriamo però le qualità del fondatore di FUN@GOGO, sentendo la voce di alcuni testimoni: Fabrizio, Fabio e Riccardo.
<< Angelo ha un talento che a volte nasconde – apre Fabrizio – e a volte mostra, ovvero quello vocale.
La sua voce sa ammaliare il pubblico, soprattutto quando canta.
Ho avuto il piacere di sentirlo cantare in un Karaoke di Roma sud, sia da solo che con il suo ex gruppo e posso affermare che il suono della voce – specialmente se in inglese – ricorda molto quella di Frank Sinatra – soprattutto quando canta “My Way”, senza aver bisogno di un mix o di una lyrics>>.  Della stessa opinione, anche se in ambito non musicale Fabio, un programmatore di Roma, abitante a Milano:<< Angelo è riuscito a fare dei veri e propri miracoli in campo informatico; nonostante la sua mentalità sia molto “alla vecchia” e basata su piattaforme vecchio stampo, riesce ad aiutarmi spesso nella risoluzione di programmi complessi orientati agli oggetti. Essendo proprietario di un’impresa IT che svolge la maggior parte dei lavori in DOT.NET su DBMS MySql, mi trovo a volte a dover ricorrere agli insegnamenti del mio caro mentore per portare a termine dei lavori che, con le nuove tecnologie, richiedono più tempo e sul mercato purtroppo troviamo pochissime risorse in grado di soddisfare questo bisogno>>.
Musica, informatica e conduzione, tre rami della cultura a cui Riccardo, un ragazzo della Garbatella ha voluto dire la sua:<< Con Angelo ci troviamo spesso a collaborare per la realizzazione di alcuni servizi. Spero che questi “nodi” vengano al pettine e che qualcuno possa notare i nostri lavori, soprattutto quelli musicali>>.
Ora però, andiamo a conoscere questo talento, ancora sconosciuto al panorama musicale italiano, a cui auguriamo un grandissimo in bocca al lupo e speriamo di vederlo presto qui a Milano, non solo per un’intervista, ma anche per un’esibizione e una serata alle colonne di San Lorenzo.
Angelo, anche se per telefono, finalmente riusciamo a scambiare due chiacchiere. 
Si, e voglio innanzitutto ringraziarvi per quest’intervista, mi sento emozionato a parlare con un giornalista.
Il suo canale tratta principalmente d’intrattenimento, ma ho notato una bellissima voce e una buona fonetica quando canta canzoni straniere. Ha mai tentato un provino nelle radio?
La radio è una mia vecchia passione. Sogno ancora di fare lo speaker alla radio, ma nel cassetto si nasconde un desiderio ancora più grande: avere una radio tutta mia.
Alcuni miei pezzi musicali li ho mandati in formato cd rom, come provini, ad alcune 
delle principali radio di Roma, ma non ho mai avuto delle risposte.
Ho avuto anche un piccolo gruppo musicale  che si occupava di musica dance/tecno, ma si è sciolto dopo un anno, nonostante avessimo in ballo un contratto discografico, di cui non se né fatto più nulla.
Torniamo indietro nel tempo: qual è il suo primo ricordo?
Il primo ricordo risale all’infanzia. Durante le scuole elementari è stato regalato il famoso organo Bontempi e, da li, ho iniziato a strimpellare la tasiera, fino ad arrivare a mettere le mie enormi dita su dei pianoforti, anche se in poche occasioni. 
Noto molti video informatici, oltre che musicali. Alcuni suoi amici tra cui il mio collega di Modena Fabrizio e il programmatore di Cornaredo Fabio, la ritengono un genio informatico incompreso.
Un genio?  Mi ritengo un semplice programmatore, appassionato del suo lavoro e della musica. Con quei due ragazzi, a cui voglio molto bene, condividiamo la passione per i Simpson e il cinema. Avevamo avviato un bellissimo sito sul cinema, denominato http://www.fantacine.it . I “traslochi” dei due polentoni – entrambi sono cresciuti a Roma Sud – hanno comportato – sia per mancanza di tempo che per ragioni maggiori – la chiusura del sito. Quando ci vediamo però ci domandiamo spesso come sarebbe andata, soprattutto ora che Fabry è diventato giornalista e Fabio vive a Milano, la città delle opportunità.
Ora come ora, cosa vorrebbe fare con il suo canale?
Quello che già faccio, ovvero intrattenere.
Ha mai pensato di esibirsi in uno studio musicale?
No, perché per me la musica è sinonimo di divertimento. Ho avuto modo di esibirmi soltanto nei Karaoke.
Informatica e musica. Altri temi che vuole rappresentare?
Quei due temi non potranno mai mancare. Anche la cultura rappresenta per me un argomento importante. Una cultura da suddividere in vari rami, ovvero la grafica, il cinema, la curiosità e la fantascienza.
Come vede i social per poter incrementare le possibilità lavorative, soprattutto per i giovani?
Un’ opportunità per avere i primi contatti nel complesso mondo del lavoro. Personalmente credo che le “vecchie maniere”non debbano essere trascurate. Credo molto che, per fare una buona impressione, non conti molto il social astratto, ma quello concreto. Una persona per fare una bella figura deve presentarsi concretamente curando il proprio look e il curriculum. Da informatico consiglio però di utilizzare i social nel modo giusto, senza cadere in piccole trappole che potranno comportare gravi lacune, basta vedere tuti questi fenomeni di “cyberbullismo” e ricatti telematici, ma se usati nel modo giusto daranno sicuramente uno step in più.
Se dovesse tornare indietro, su cosa investirebbe?
Rifarei le stesse cose.
Da dove nasce il nome FUN@GOGO?
Fun = divertimento a gogo (si spiega da solo) divertimento a gogo. Su questo canale ho voluto inserire varie playlist a tema che vanno dalla tecnologia, alla musica, fino ad arrivare alle mie tracce personali. Inoltre, grazie alla collaborazione con alcuni amici,  ho realizzato un argomento di Gameplay (preferiti su cellulare), blog in cui do’ spazio ai miei sfoghi, raccontando storie ed altro. Le ho battezzate come “pillole di “,in quanto il format dei video che propongo ha una durata compresa tra i 5 e i 15 minuti.
Ha mai pensato di diventare un giornalista, dato che le piace molto scrivere? O un blogger?
Ho avuto diversi siti e blog, fra cui quello prima citato.Adesso però ho fatto rotta su Facebook, Youtube ed altri social presenti, puntando le mie pillole in quella direzione.
Parliamo ora di Roma, la sua città: lei abita in un punto strategico, quasi a Garbatella. Com’è la Roma di oggi rispetto a quella di ieri? Si può vivere o c’è molto da migliorare?
Secondo me ci sarebbe ancora molto da migliorare.
Raggi, Marino, Alemanno, Veltroni, Rutelli: chi di loro vede meglio come presentatore, invece che alla poltrona?
Francamente nessuno di loro ha saputo risolvere i problemi di Roma, e in questo momento la Raggi ha tre enormi voragini da colmare: buche, rifiuti e trasporti, questi ultimi in profonda crisi, i cui servizi sembrano andare oltre i confini della realtà.
Uno di loro come presentatore? Non saprei.
A Milano, capita di vedere delle esibizioni in metro. Immagino accada anche a Roma, soprattutto sulla linea che porta a Ostia o a Viterbo. Potrebbe essere una buona idea esibirsi sulla metro ed insegnare ai bivacchi cosa significhi suonare e trasmettere un messaggio artistico?
A Roma basta fare un giro sulla metro, la B specialmente. La presenza di ragazzi è un argomento oramai fisso. La maggior parte di loro sono di origine nomade e si esibiscono quotidianamente con chitarra, fisarmonica e strumenti a fiato. Devo dire che alcuni di loro sono anche bravi e non fanno mancare un appuntamento fisso con una canzone che sta travolgendo ( nel senso buono) il pubblico: “Despecito”.
Capita, a volte, di vedere la nascita di vere e proprie improvvisazioni degli “artisti di metro” con i passeggeri.. Alcune sono state già caricate su Youtube.
Uno dei ricordi metropolitani più sorridenti è accaduto una mattina sulla linea B, in direzione Rebibbia: due ragazzi facevano del cabaret, mentre il terzo chiedeva ai passeggeri di pronunciare una parola e da li improvvisano un rap. Oltre alle risate dei pendolari, sventolavano anche cellulari, pronti a riprendere l’improvvisazione mattutina.

Angelo, ti ringraziamo per la tua disponibilità. Speriamo d’incontrarti presto qui a Milano e d’intervistarti dal vivo. Nel frattempo continueremo a seguirti sul tuo splendido canale che rimettiamo in evidenza: https://www.youtube.com/channel/UCcjms9fhl6KkzO4BaLq46dQ

L’ITALIA DI FERRARI E DEI SOGNI.

Se lo puoi sognare, lo puoi fare”, diceva Enzo Ferrari, fondatore della tanto bella e tanto amata “rossa di Maranello”.
In uno dei suoi colloqui con la squadra corse dell’Alfa, in una Milano ben avviata a volare ancora più in alto della quota a cui si trovava, è riuscito a convincere i direttori della squadra corse “Alfa – Romeo”, ad investire sulla sua idea di realizzare le auto più veloci del mondo.
Inizialmente i responsabili erano dubbiosi. “Come può, senza avere una lira, investire e rilevare la nostra squadra corse? Noi stiamo investendo, ma non riusciamo a raggiungere questo scopo”. Il Drake, unico anche nel saper rispondere, in quel momento, è riuscito a trovare le giuste parole:<< Ma, nelle vostre idee, non era previsto un sogno. Il sogno è il motore che ci spinge a trasformare le nostre idee in realtà. Ah dimenticavo, nel nostro team abbiamo anche Vittorio Jano, il migliore degli ingegneri>>. Sogno, ispirazione, volontà e l’aiuto di uno dei più grandi ingegneri della storia, hanno permesso al Drake di mettere su le basi di quella che è la regina delle aziende automobilistiche la “Scuderia Ferrari” che, lo scorso anno ha spento le sue 70 candeline.
Una cosa però la dobbiamo dire: era un’altra Italia; l’Italia dove i sogni si potevano trasformare in realtà concrete. Il Drake è riuscito a cambiare il destino di un paesino della provincia di Modena, prevalentemente contadino; ora è il paradiso delle automobili.
Una cosa è certa: in quell’Italia tutto si poteva fare. Si poteva lavorare in proprio, soprattutto nel dopoguerra, senza essere tartassati dalle tasse; era più facile trovare una sistemazione e grazie ad un genio come lui, molti contadini sono diventati operai specializzati, capaci di conquistare i più grandi circuiti del mondo.
Come sarebbe ora l’Italia con Enzo Ferrari?
Come avrebbe sopportato crisi e tutti i cambiamenti che, dal 1988 – anno della sua morte – ad oggi sono avvenuti?
Caro Drake, forse soltanto tu ci sai dare una risposta.  Farinetti, in un’intervista recente, ha detto che occorre ispirarsi a te per uscire da questa crisi. Sarà vero? Il mercato è cambiato, le normative sono cambiate, noi siamo cambiati.

PUPONE, CI MANCHI!

Non ti ho mai potuto intervistare da calciatore; spero di poterlo fare ora che sei dirigente; un gran dirigente.
La verità però, mio eterno capitano, fattela dire: MI MANCHI TROPPO!! 
E non manchi solo a me: l’intero popolo giallorosso, cresciuto sotto il tuo nome, tra un assist, un goal e una delle tante occasioni in cui hai dimostrato tutta la tua umiltà, abbinata a tanta generosità.
Monchi, un direttore sportivo che viene dalla Spagna, di te non ha capito nulla. Non sa cosa significhi per Roma e per l’A.S Roma, avere te in campo.
Ti ha fatto ritirare lui, senza nemmeno chiederti se fossi stato d’accordo o non.
Ti sei dovuto ritirare in un anno pessimo, in cui sedeva sulla panchina un allenatore che non era degno del tuo nome, ovvero Spalletti. Una dimostrazione che si sta avendo la sua tesi anche adesso, con lui alla guida dell’Inter, la squadra che quest’anno avrebbe dovuto distruggere tutti.
Con Eusebio avresti giocato, viste sia le condizioni della squadra che degli attaccanti, oltre al bellissimo rapporto di amicizia che ti lega con “Turbo”.
Certo, non avresti fatto 90 minuti ma, in quella frazione di gioco ( superiore ai 10 minuti che quel toscano nemmeno ti concedeva) avresti potuto regalare assist, goal e tanto spettacolo. La Roma, nonostante non abbia venduto Dzeko, si trova impreparata da un lato: Schick, El – Shaarawy e Perotti non valgono nemmeno mezza gamba, però sono sicuro di una cosa: quest’anno avresti segnato almeno 10 reti e in campo avresti fatto la differenza; un enorme e mostruosa differenza che Monchi nemmeno immagina e alcune partite l’hanno dimostrato. In Italia siamo forti in difesa ed è possibile notarlo vedendo giocare le piccole, come il Chievo a cui è difficile far goal o l’Atalanta, una squadra che anche quest’anno si sta facendo sentire.  Lo spagnolo avrebbe trovato difficoltà anche alla guida di squadre come Real Madrid, Valencia e Bayern Monaco contro una squadra del nostro campionato perché noi giochiamo un calcio difensivo, non offensivo. Un calcio che tu sapevi ben bucare, nonostante abbia raggiunto i tuoi 41 anni anagrafici.
PUPONE NON CI SARA’ MAI NESSUN ALTRO NUMERO 10. TU SEI UNICO, ETERNO ED INTRAMONTABILE.

LA SALMA DI VITTORIO EMANUELE III

Il rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III, nonostante sia avvenuto poco meno di due mesi fa, continua ad essere un argomento che tocca il quotidiano e, dato il periodo che precede le politiche, viene definito come un possibile argomento di natura elettorale.
Da giornalista, appassionato di storia e cultura internazionale, con una forte passione per il periodo contemporaneo, mi piacerebbe dire la mia idea, dato che ognuno sta raccontando la verità sotto il proprio punto di vista, parlando più che da colto da vincitore o vittima della monarchia italiana.
La prima parola che vorrei pronunciare è RISPETTO.
Un fonema, il cui significato supera ogni confine; pertanto iniziamo a rispettare tutte le religioni, ebraica in particolare, anche se molti esponenti di questo credo lo hanno accusato direttamente di aver contribuito alla messa in vigore delle leggi razziali e protestato contro il “ritorno del re” nella sua terra d’origine, ovvero il Piemonte.
Facciamo adesso il punto:
Vittorio Emanuele III ha firmato le leggi razziali su pressione del Duce, un uomo che, dopo il primo decennio è caduto (totalmente) sotto l’influenza della Germania nazista. Fatto sta che il re, guida più alta della nazione, abbia firmato e acconsentito tale legge. Questo è stato un grande errore che alla corona è costato caro, facendo ricadere le colpe anche sui discendenti. Purtroppo però il danno è stato fatto e, l’allontanamento dei reali – vivi o morti che siano – non ha di certo fatto risorgere quelle povere persone decedute per le loro origini. Rispetto il pensiero ebraico e il loro essere contrari, ma credo che il re abbia pagato quest’errore e di certo non starà riposando in paradiso. Impedire però il rientro in patria di una persona che per quasi cinquant’anni ne è stato il “padre” è veramente un grandissimo errore. Ora è il momento di pensare a come rimettere in piedi questa repubblica, andata a rotoli, grazie soprattutto al suo primo periodo, ovvero la Prima Repubblica, con le legislature e i governi targati DC e PCI.

  1. Il re è morto nel 1947, anno in cui ancora era in vigore la pena di morte. Eravamo già una repubblica. Nel momento in cui si sarà trovato di fronte a se la giustizia divina non sarà stato mandato direttamente in paradiso.
  2. Uno sbaglio che gli condanno anch’io, nonostante sia di tendenza monarchica ( ho vissuto nel Regno Unito e devo dire che a differenza dei tanti presidenti, la figura di un sovrano che regna ma non governa è fondamentale per la riuscita di un paese) è stata la fuga da Roma, dopo l’armistizio del 8 settembre. Scappando ha abbandonato il comando delle forze armate, ha causato indirettamente la morte della figlia Mafalda e ha decretato di fatto la natura della monarchia. Umberto II, il “re di maggio”, sarebbe stato ( almeno secondo me) un buon re, purtroppo però si è ritrovato a pagare gli errori paterni.
  3. La salma non è a Roma, nel Pantheon, ma in Piemonte. Se andrà a Roma o non, non siamo noi a doverlo decidere, ma lo Stato italiano. O andrà all’antico tempio romano e, dato che la legge è uguale per tutti ci dovrà andare anche Umberto II, o spostano tutte le tombe reali a Superga.
  4. Vogliamo guardare anche quella poca positività che almeno nei primi vent’anni di regno ci ha lasciato?
    E’ stato un re soldato, ovvero un re che andava al fronte a guidare l’esercito, mostrando agli italiani il suo interesse per la patria.
    Ha inoltre aiutato, insieme al governo Giolitti, l’espansione coloniale del paese, anche se la Libia era allora definita un enorme scatolone di sabbia. Abbiamo sbagliato noi, a non renderci conto delle potenzialità di quel paese. Se il petrolio c’è ora, c’era anche prima. Non è che con Gheddafi è arrivato Merlino e ha fatto un incantesimo.
  5. La monarchia è parte della nostra storia. Molte delle cose di cui disponiamo ora, hanno trovato origine durante il periodo regio. Non si può di certo cancellare il passato, ma ora a febbraio 2018 perché non pensiamo a contrastare questo sistema fallito e non ci rimettiamo in piedi, lasciando in pace i morti e contrastando i vivi che ci stanno veramente togliendo tutto, persino le mutande?
  6. Come dicevo all’inizio del post, rispetto per i morti e per la storia della nostra nazione. Prima di attaccare il nemico, occorre conoscerlo ed essere consci di ciò che si dice. E comunque uno sbaglio è stato fatto anche dalla repubblica, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Tre bandiere tricolori rappresentavano il logo di questo secolo e mezzo di unità. Per ben 85 siamo stati una monarchia, pertanto la prima delle tre bandierine doveva avere lo stemma dei Savoia nella dimensione di colore bianco.

Pane al pane, vino al vino: ma con la prima repubblica vi siete resi conto di cosa è successo?