Immagine

ITALIA, CARA ITALIA.

Italia, cara Italia.
Rappresentarti da lontano non è facile, soprattutto perché ci hai costretto ad immigrare.
A criticarti e odiarti siamo bravi tutti ma, come ci spostiamo anche oltre frontiera, sentiamo la tua nostalgia: da nord a sud. 
Pensa che superato il confine il migliore amico di un veneto è un siciliano. Renditi conto di come ci trasformiamo, non appena “espatriamo”  e ci dobbiamo inserire in una nuova realtà, di cui non conosciamo la lingua, la cultura e le loro abitudini.
Perché ci fai questo? Cosa cambierà con queste elezioni che non hanno visto un vero e proprio vincitore secondo il quorum previsto?
Ci ritroveremo ancora a combattere con i centomila raccomandati incompetenti per avere un posto di lavoro che sia sinonimo di tranquillità?
Continueremo a vedere degli analfabeti che fanno carriera e mangiano sano ogni giorno, mentre noi “i non raccomandati” ci ritroveremo con il culo a terra, perché in questo paese andato a puttane c’è bisogno di una raccomandazione anche per imparare a fare cappuccini e caffè in un bar? 
Ci ritroveremo sotto un ponte perché non essendo stati definiti “idonei”, nonostante fossimo persone preparate, intelligenti e motivate, per poter avere un pasto e un letto, dobbiamo tornare a casa delle nostre madri e attendere la loro morte per avere un tetto di proprietà? Dobbiamo veramente rovinare tutte le nostre aspirazioni, facendo ritorno nel tetto familiare che può essere a Milano, Roma o in un paese sperduto del meridione, da cui siamo stati costretti a scappare per cercare fortuna?
A chi la dobbiamo dare la colpa, in questo mondo che cambia alla velocità della luce e, sembra quasi scontato, trovare sempre più ostacoli, durante questa corsa, nonostante l’impegno e la volontà di abbatterli?
Italia, mia patria, mia terra, mia casa di cui sono sempre stato innamorato e come obiettivo volevo rappresentarla, indossando una divisa, servendola, facendo rispettare la nostra cultura, le nostre leggi a chi le violava, perché ci hai negato questa possibilità?
Perché ci fai spendere tanti anni dietro agli studi, ai concorsi a tutte queste possibilità lavorative, quando i nomi dei vincitori sono già decisi in partenza?
Stai lasciando a terra il tuo popolo, indipendentemente dalla loro situazione di stabilità lavorativa. Ci sono persone che lavorano full time, per 800 euro al mese. Ogni giorno vivono con l’ansia di perdere il lavoro e di non trovarne un altro per l’età avanzata.
Cosa dobbiamo fare? Una rivoluzione? Dobbiamo fare un agguato al Quirinale, simile alla “Presa della Bastiglia” o all’assalto del Palazzo d’Inverno da parte dei Bolscevichi nel 1917? 
Presidente, si svegli. Siamo in guerra. Una guerra non militare, ma che potrebbe trasformarsi in una rivoluzione, cancellando questa finta democrazia.
Il popolo, quando si renderà conto che il calcio, striscia la Notizia, Porta a Porta sono soltanto programmi d’intrattenimento, con l’obiettivo di catturare l’attenzione dello spettatore, distraendolo dalla realtà, s’incazzeranno e da lì, inizierà la rivolta.
Non è il caso di prevenire, invece che curare? 
La gente non ci pensa due volte ad aprire il fuoco, o a saccheggiare per raggiungere la meta; una meta che, in questo caso, prenderà il nome di catastrofe che vedrà un inizio, ma non – almeno per il momento – una fine.

Annunci
Immagine

IL MENO PEGGIO – TORINO

Da Torino a Cagliari, passando per Roma e Napoli, dieci italiani hanno espresso la loro preferenza politica e la loro profezia su quello che sarà l’esito delle elezioni.
Nel capoluogo piemontese, che in pochi identificano come la prima capitale d’Italia,  due giovani – uno studente del Politecnico e un neo laureato in Scienze Politiche – hanno espresso, all’interno della storica cioccolateria “Bicerin”, il loro pensiero, coinvolgendo anche le storiche proprietarie della caffetteria, esistente sin dal XIX secolo.
Non è un caso infatti, aver intervistato Luca e Federico, all’interno di questo locale, dove il quadro di Cavour mira dritto verso il bancone incitando i suoi concittadini a compiere la scelta giusta. 
<< Ma qual è la scelta giusta – ha chiesto Federico, lo studente d’ingegneria – il precariato continua, non si trovano dei lavori che possano garantire un’opportunità di crescita non solo professionale, ma ance finanziaria. Votare Silvio, Renzi o Di Maio, non comporterebbe alcun cambiamento. Torino, con la giunta Fassino, ha subito un enorme cambiamento tornando ad essere una vera capitale, con il RISORGIMENTO delle sue bellezze, rimaste nascoste dagli anni dell’industrializzazione all’anno delle Olimpiadi. Dopo la laurea, mi vedo già all’estero in mercati emergenti come quelli orientali. Non aspiro ad entrare per tre mesi in FCA o, se dovesse vincere Silvio, in una delle sue aziende>>. Le parole del 25 enne, originario di Moncalieri, fanno pensare che nel suo seggio di riferimento, non ci sarà la firma del suo voto:<< Inutile andare a votare, non cambierà nulla, dobbiamo scegliere sempre il meno peggio, ma alla fine per noi cittadini cosa cambia?>>. Scettico, ma con una tendenza a dare una terza (anche se sarebbe quinta in termini di governo) possibilità a Forza Italia, il giovane Luca, ventisettenne laureato in Giurisprudenza, prossimo all’esame da notaio: << Leggendo i loro programmi elettorali, tutti hanno promesso di abbassare le tasse e di cambiare molte cose. In ambito di marketing, si stanno vendendo bene sia Berlusconi che Di Maio, Renzi oramai ha finito i suoi giorni. Lo stesso vale per Gentiloni e per tutta la classe PD. La nostra Costituzione è molto contraddittoria e finora non è stata sempre applicata nel modo giusto. Domenica voterò, ma sono indeciso tra il gruppo Berlusconi ( che comunque non potrà esercitare potere fino al 2019), Salvini – Meloni e Di Maio. Il campano potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era, ma siamo sicuri che sarà migliore della precedente? Domenica ci troveremo a scegliere tra l’usato (quasi garantito) e il nuovo. Se dovesse vincere Di Maio, spero solo che che cambi veramente tutto, ad iniziare dai requisiti d’età nei concorsi pubblici, i quali avrebbero bisogno di incrementare il personale e che possa fare delle leggi dove venga CONDANNATO l’assenteismo dal pubblico impiego e tante altre ruberie. Forse ora, ci vorrebbe un nuovo Camillo Cavour>>, chiude il giovane fissando la foto dell’ex ministro, morto poco dopo l’unità nazionale.

Immagine

– 5 GIORNI AL VOTO

Domenica tutti i cittadini italiani, compresi quelli residenti all’estero, andranno alle urne.
Tre movimenti politici, di cui due derivati dall’unione di più schieramenti – ovvero il centro destra e il centro sinistra – scenderanno in campo e saranno pronti a contendersi le tanto lussuose poltrone di Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi.
Palazzi, poltrone, benefits e tanto altro ancora, sembra di essere nel medioevo o nell’età moderna, quando il Sacro Romano Impero, fondato da Carlo Magno nel 800 d.C, vide il suo tramonto con l’avvento delle monarchie nazionali di stampo assolutistico.
Pensare che le due monarchie principali europee di fine ‘200 erano il Regno di Francia – decaduto ufficialmente nel 1848 con Luigi Filippo – e il Regno d’Inghilterra, ora noto come Regno Unito, con un piccolo passato repubblicano ai tempi della dittatura di Oliver Cromwell. Cosa accomuna questo passato al presente e al futuro?
Il potere! Una volta si parlava di potere militare e colonialismo, ora invece si parla di business e promesse fatte agli elettori di abbassare le tasse, il costo della vita e di aumentare la pensione a 1000,00 mensili per coloro che hanno esercitato attività imprenditoriale.
La domanda che colpirà molti italiani sarà: manterranno le promesse fatte o è solo scena?
Dai tempi della Prima Repubblica abbiamo visto tanta scena, davvero tanta. Persino Zalone, nel film “Quo Vado” citava gli errori fatti dalla DC e dal PCI dalla caduta del Regno all’avvento di Berlusconi.
Berlusconi, già proprio lui, il genio dell’imprenditoria italiana (dopo Ferrero) tornerà indirettamente in campo, mettendo a centrocampo due potentissimi elementi come Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Che sfida e soprattutto quale sarà il risultato?
Andranno a votare gli italiani? Daranno nuovamente fiducia a Silvio, un uomo che ha cambiato la storia del paese a livello d’imprenditoria mediatica (peccato non lavorare per lui), poco a livello politico, dati i tanti nemici e le tante mine trovate lungo il suo percorso.
Secondo me, a differenza di Renzi, ha maggiori possibilità di quorum e, tolti con una certa facilità gli esponenti del PD, dovrà veramente rifare un “grande Milan” per battere l’altro team: il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Benigni, grande attore ma con tendenze di sinistra, definisce i due dei comici. Grillo però a un suo pupillo: Luigi Di Maio, un ragazzo di Napoli, classe 87, pronto a prendere in mano il paese e a farlo ripartire. Saranno loro due i veri protagonisti di questa sfida dalla quale si aspetta un solo risultato, IL CAMBIAMENTO.
In un immagine del 1918 si vedeva Lenin spazzare via tutte le forme d’imperialismo, prima tra tutte quella russa.  I russi di quel periodo credevano molto in quella caricatura, poi però il COMUNISMO si è dimostrato peggio dello ZARISMO, trasgredendo l’ideale di Marx, rimasto incompleto dato il suo decesso.

SEMINARE E IMMIGRARE.

“Quello che potremo fare io e te” – canta Vasco Rossi, in una delle sue canzoni.
Già, che cosa potremo fare? Parlo al futuro, perchè il futuro è l’unica cosa che possiamo costruire passo dopo passo, giorno per giorno, seminando per poi raccogliere.
I proverbi non sbagliano mai ed è vero, ma per seminare occorre trovare il campo, pertanto se il campo non ci viene concesso come facciamo a zappare per seminare, ricoprire e poi innaffiare?
Un enigma da un milione di dollari che molti ragazzi si stanno ponendo e non solo: anche delle famiglie stanno lasciando il nostro “Bel Paese” per cercare la fortuna fuori, coinvolgendo i loro figli, anche se piccoli a intraprendere un nuovo percorso per potergli garantire un futuro migliore.
Ma per un italiano, secondo voi, immigrare all’estero è la giusta soluzione?
Dove dovrebbe andare? Est Europa, Germania, Usa, Londra?
Io credo che, nonostante la Brexit, il Regno Unito o i paesi dove la lingua inglese copre il ruolo di lingua primaria, rappresenteranno sempre il punto di partenza ideale per poter apprendere questa lingua, la quale permette di rivendersi in qualsias parte del mondo, chiedendo lavoro a delle multinazionali specializzate.
Poi non so, dite voi.
Una cosa è certa: anche l’estero non è rose e fiori, bisogna essere competitivi soprattutto in realtà come Accenture o altre simili, per poter ottenere molti benefit ed entrare in un mondo dove l’inizio di una carriera viene ritenuto più semplice.

FUN@GOGO SI PRESENTA

FUN@GOGO, un canale Youtube che sta iniziando a farsi notare, le cui origini risalgono addirittura agli anni 70 del secolo scorso, anche se di reti internet e canali telematici non se ne vedeva ancora l’ombra.
Il canale si occupa di diversi settori, primo tra tutti l’intrattenimento che tra una chiacchierata e una canzone mixata riesce a cogliere l’attenzione del pubblico, soprattutto grazie all’attenzione e alla passione di colui che gestisce questo piccolo – grande canale, destinato – anche se ci vorrà maggior tempo e attenzione dei youtuber – al decollo: Angelo, un uomo semplice, amante della musica e delle tecnologie, vecchie o nuove che siano.
Aver intervistato una persona come lui – nonostante la sua spiccata e divertentissima parlata romanesca alla Carlo Mazzone – mi ha fatto aprire gli occhi su due rami della cultura con i quali finora non mi volevo (consciamente) confrontare ovvero la musica e le nuove tecnologie.
Scopriamo però le qualità del fondatore di FUN@GOGO, sentendo la voce di alcuni testimoni: Fabrizio, Fabio e Riccardo.
<< Angelo ha un talento che a volte nasconde – apre Fabrizio – e a volte mostra, ovvero quello vocale.
La sua voce sa ammaliare il pubblico, soprattutto quando canta.
Ho avuto il piacere di sentirlo cantare in un Karaoke di Roma sud, sia da solo che con il suo ex gruppo e posso affermare che il suono della voce – specialmente se in inglese – ricorda molto quella di Frank Sinatra – soprattutto quando canta “My Way”, senza aver bisogno di un mix o di una lyrics>>.  Della stessa opinione, anche se in ambito non musicale Fabio, un programmatore di Roma, abitante a Milano:<< Angelo è riuscito a fare dei veri e propri miracoli in campo informatico; nonostante la sua mentalità sia molto “alla vecchia” e basata su piattaforme vecchio stampo, riesce ad aiutarmi spesso nella risoluzione di programmi complessi orientati agli oggetti. Essendo proprietario di un’impresa IT che svolge la maggior parte dei lavori in DOT.NET su DBMS MySql, mi trovo a volte a dover ricorrere agli insegnamenti del mio caro mentore per portare a termine dei lavori che, con le nuove tecnologie, richiedono più tempo e sul mercato purtroppo troviamo pochissime risorse in grado di soddisfare questo bisogno>>.
Musica, informatica e conduzione, tre rami della cultura a cui Riccardo, un ragazzo della Garbatella ha voluto dire la sua:<< Con Angelo ci troviamo spesso a collaborare per la realizzazione di alcuni servizi. Spero che questi “nodi” vengano al pettine e che qualcuno possa notare i nostri lavori, soprattutto quelli musicali>>.
Ora però, andiamo a conoscere questo talento, ancora sconosciuto al panorama musicale italiano, a cui auguriamo un grandissimo in bocca al lupo e speriamo di vederlo presto qui a Milano, non solo per un’intervista, ma anche per un’esibizione e una serata alle colonne di San Lorenzo.
Angelo, anche se per telefono, finalmente riusciamo a scambiare due chiacchiere. 
Si, e voglio innanzitutto ringraziarvi per quest’intervista, mi sento emozionato a parlare con un giornalista.
Il suo canale tratta principalmente d’intrattenimento, ma ho notato una bellissima voce e una buona fonetica quando canta canzoni straniere. Ha mai tentato un provino nelle radio?
La radio è una mia vecchia passione. Sogno ancora di fare lo speaker alla radio, ma nel cassetto si nasconde un desiderio ancora più grande: avere una radio tutta mia.
Alcuni miei pezzi musicali li ho mandati in formato cd rom, come provini, ad alcune 
delle principali radio di Roma, ma non ho mai avuto delle risposte.
Ho avuto anche un piccolo gruppo musicale  che si occupava di musica dance/tecno, ma si è sciolto dopo un anno, nonostante avessimo in ballo un contratto discografico, di cui non se né fatto più nulla.
Torniamo indietro nel tempo: qual è il suo primo ricordo?
Il primo ricordo risale all’infanzia. Durante le scuole elementari è stato regalato il famoso organo Bontempi e, da li, ho iniziato a strimpellare la tasiera, fino ad arrivare a mettere le mie enormi dita su dei pianoforti, anche se in poche occasioni. 
Noto molti video informatici, oltre che musicali. Alcuni suoi amici tra cui il mio collega di Modena Fabrizio e il programmatore di Cornaredo Fabio, la ritengono un genio informatico incompreso.
Un genio?  Mi ritengo un semplice programmatore, appassionato del suo lavoro e della musica. Con quei due ragazzi, a cui voglio molto bene, condividiamo la passione per i Simpson e il cinema. Avevamo avviato un bellissimo sito sul cinema, denominato http://www.fantacine.it . I “traslochi” dei due polentoni – entrambi sono cresciuti a Roma Sud – hanno comportato – sia per mancanza di tempo che per ragioni maggiori – la chiusura del sito. Quando ci vediamo però ci domandiamo spesso come sarebbe andata, soprattutto ora che Fabry è diventato giornalista e Fabio vive a Milano, la città delle opportunità.
Ora come ora, cosa vorrebbe fare con il suo canale?
Quello che già faccio, ovvero intrattenere.
Ha mai pensato di esibirsi in uno studio musicale?
No, perché per me la musica è sinonimo di divertimento. Ho avuto modo di esibirmi soltanto nei Karaoke.
Informatica e musica. Altri temi che vuole rappresentare?
Quei due temi non potranno mai mancare. Anche la cultura rappresenta per me un argomento importante. Una cultura da suddividere in vari rami, ovvero la grafica, il cinema, la curiosità e la fantascienza.
Come vede i social per poter incrementare le possibilità lavorative, soprattutto per i giovani?
Un’ opportunità per avere i primi contatti nel complesso mondo del lavoro. Personalmente credo che le “vecchie maniere”non debbano essere trascurate. Credo molto che, per fare una buona impressione, non conti molto il social astratto, ma quello concreto. Una persona per fare una bella figura deve presentarsi concretamente curando il proprio look e il curriculum. Da informatico consiglio però di utilizzare i social nel modo giusto, senza cadere in piccole trappole che potranno comportare gravi lacune, basta vedere tuti questi fenomeni di “cyberbullismo” e ricatti telematici, ma se usati nel modo giusto daranno sicuramente uno step in più.
Se dovesse tornare indietro, su cosa investirebbe?
Rifarei le stesse cose.
Da dove nasce il nome FUN@GOGO?
Fun = divertimento a gogo (si spiega da solo) divertimento a gogo. Su questo canale ho voluto inserire varie playlist a tema che vanno dalla tecnologia, alla musica, fino ad arrivare alle mie tracce personali. Inoltre, grazie alla collaborazione con alcuni amici,  ho realizzato un argomento di Gameplay (preferiti su cellulare), blog in cui do’ spazio ai miei sfoghi, raccontando storie ed altro. Le ho battezzate come “pillole di “,in quanto il format dei video che propongo ha una durata compresa tra i 5 e i 15 minuti.
Ha mai pensato di diventare un giornalista, dato che le piace molto scrivere? O un blogger?
Ho avuto diversi siti e blog, fra cui quello prima citato.Adesso però ho fatto rotta su Facebook, Youtube ed altri social presenti, puntando le mie pillole in quella direzione.
Parliamo ora di Roma, la sua città: lei abita in un punto strategico, quasi a Garbatella. Com’è la Roma di oggi rispetto a quella di ieri? Si può vivere o c’è molto da migliorare?
Secondo me ci sarebbe ancora molto da migliorare.
Raggi, Marino, Alemanno, Veltroni, Rutelli: chi di loro vede meglio come presentatore, invece che alla poltrona?
Francamente nessuno di loro ha saputo risolvere i problemi di Roma, e in questo momento la Raggi ha tre enormi voragini da colmare: buche, rifiuti e trasporti, questi ultimi in profonda crisi, i cui servizi sembrano andare oltre i confini della realtà.
Uno di loro come presentatore? Non saprei.
A Milano, capita di vedere delle esibizioni in metro. Immagino accada anche a Roma, soprattutto sulla linea che porta a Ostia o a Viterbo. Potrebbe essere una buona idea esibirsi sulla metro ed insegnare ai bivacchi cosa significhi suonare e trasmettere un messaggio artistico?
A Roma basta fare un giro sulla metro, la B specialmente. La presenza di ragazzi è un argomento oramai fisso. La maggior parte di loro sono di origine nomade e si esibiscono quotidianamente con chitarra, fisarmonica e strumenti a fiato. Devo dire che alcuni di loro sono anche bravi e non fanno mancare un appuntamento fisso con una canzone che sta travolgendo ( nel senso buono) il pubblico: “Despecito”.
Capita, a volte, di vedere la nascita di vere e proprie improvvisazioni degli “artisti di metro” con i passeggeri.. Alcune sono state già caricate su Youtube.
Uno dei ricordi metropolitani più sorridenti è accaduto una mattina sulla linea B, in direzione Rebibbia: due ragazzi facevano del cabaret, mentre il terzo chiedeva ai passeggeri di pronunciare una parola e da li improvvisano un rap. Oltre alle risate dei pendolari, sventolavano anche cellulari, pronti a riprendere l’improvvisazione mattutina.

Angelo, ti ringraziamo per la tua disponibilità. Speriamo d’incontrarti presto qui a Milano e d’intervistarti dal vivo. Nel frattempo continueremo a seguirti sul tuo splendido canale che rimettiamo in evidenza: https://www.youtube.com/channel/UCcjms9fhl6KkzO4BaLq46dQ

L’ITALIA DI FERRARI E DEI SOGNI.

Se lo puoi sognare, lo puoi fare”, diceva Enzo Ferrari, fondatore della tanto bella e tanto amata “rossa di Maranello”.
In uno dei suoi colloqui con la squadra corse dell’Alfa, in una Milano ben avviata a volare ancora più in alto della quota a cui si trovava, è riuscito a convincere i direttori della squadra corse “Alfa – Romeo”, ad investire sulla sua idea di realizzare le auto più veloci del mondo.
Inizialmente i responsabili erano dubbiosi. “Come può, senza avere una lira, investire e rilevare la nostra squadra corse? Noi stiamo investendo, ma non riusciamo a raggiungere questo scopo”. Il Drake, unico anche nel saper rispondere, in quel momento, è riuscito a trovare le giuste parole:<< Ma, nelle vostre idee, non era previsto un sogno. Il sogno è il motore che ci spinge a trasformare le nostre idee in realtà. Ah dimenticavo, nel nostro team abbiamo anche Vittorio Jano, il migliore degli ingegneri>>. Sogno, ispirazione, volontà e l’aiuto di uno dei più grandi ingegneri della storia, hanno permesso al Drake di mettere su le basi di quella che è la regina delle aziende automobilistiche la “Scuderia Ferrari” che, lo scorso anno ha spento le sue 70 candeline.
Una cosa però la dobbiamo dire: era un’altra Italia; l’Italia dove i sogni si potevano trasformare in realtà concrete. Il Drake è riuscito a cambiare il destino di un paesino della provincia di Modena, prevalentemente contadino; ora è il paradiso delle automobili.
Una cosa è certa: in quell’Italia tutto si poteva fare. Si poteva lavorare in proprio, soprattutto nel dopoguerra, senza essere tartassati dalle tasse; era più facile trovare una sistemazione e grazie ad un genio come lui, molti contadini sono diventati operai specializzati, capaci di conquistare i più grandi circuiti del mondo.
Come sarebbe ora l’Italia con Enzo Ferrari?
Come avrebbe sopportato crisi e tutti i cambiamenti che, dal 1988 – anno della sua morte – ad oggi sono avvenuti?
Caro Drake, forse soltanto tu ci sai dare una risposta.  Farinetti, in un’intervista recente, ha detto che occorre ispirarsi a te per uscire da questa crisi. Sarà vero? Il mercato è cambiato, le normative sono cambiate, noi siamo cambiati.

LAVORO, RISPETTO E ALTRI VALORI.

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro che non c’è. Da dieci anni, il primo articolo della nostra Costituzione andrebbe scritto così. Siamo ad un mese dalle elezioni e sentiamo parlare di ripresa da parte del PD; di una possibile diminuzione delle tasse, di pensioni a 1000€/mese per i commercianti da parte di Silvio e di una nuova via di governo con i 5 stelle. In ogni caso bisognerà rimettere in piedi la forza lavoro e cambiare tutte (o quasi) le leggi che sono oggetto dei contratti.

Da giornalista, ovvero da colui che deve riportare ciò che accade nella realtà, posso affermare che la mia professione è vicina all’estinzione. Lavoro c’è, ma viene pagato male. Tutti credono che noi prendiamo tanto. Volete sapere quanto ci pagano un pezzo lungo? 4€ il gruppo Gedi ( Ex Espresso), 9€ la Poligrafici Editoriale ( Resto del Carlino), sui 15€ i giornali di maggiore visione. Rimborsi, se li danno, 0,21 €/km. Ore, indennità o altro ce li sogniamo, come anche le giornate che – per non far sganciare tanto alle redazioni, fanno fare servizio un giorno si, dieci no ( Gedi); uno si oltre un mese no la Poligrafici. Ditemi voi come un/una uomo/donna che vogliono investire su questo mestiere come fanno. Con queste cifre poi, senza frequentare le redazioni o, se dovessero andare nelle radio/tv prendere 500€/mese e attendere la tanto lontana opportunità di carriera interne che permetterebbe oltre 1700€/mese; quando però a sessant’anni? Ora passiamo alle aziende piccole come una fabbrica o un locale. Forma di pagamento: i voucher, sinonimo di collaborazione occasionale o sennò i contratti a termine che, se fatti in modo “furbo”, permettono l’immediato licenziamento. Come può uno presentarsi a lavoro tutti i giorni con il timore di essere licenziato, o messo nelle condizioni di dimettersi? Il lavoro è un diritto; ogni cittadino ha diritto a un lavoro. Un lavoro che non sia una presa per il culo sia a livello legale che monetario. Non esistono % e basta. Come può uno che fa il commerciale guadagnare soltanto il 10 o 20% se vende. L’Iva? Le tasse? Che cosa mangia e come paga tutte le utenze domestiche? Bisogna cambiare tutto: dalla A alla Z, agevolare entrambi e soprattutto abolire le raccomandazioni. Una persona che si impegna va premiata, non scavalcata dal raccomandato di turno che adesso viene scelto anche x le cose più banali.

LA SALMA DI VITTORIO EMANUELE III

Il rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III, nonostante sia avvenuto poco meno di due mesi fa, continua ad essere un argomento che tocca il quotidiano e, dato il periodo che precede le politiche, viene definito come un possibile argomento di natura elettorale.
Da giornalista, appassionato di storia e cultura internazionale, con una forte passione per il periodo contemporaneo, mi piacerebbe dire la mia idea, dato che ognuno sta raccontando la verità sotto il proprio punto di vista, parlando più che da colto da vincitore o vittima della monarchia italiana.
La prima parola che vorrei pronunciare è RISPETTO.
Un fonema, il cui significato supera ogni confine; pertanto iniziamo a rispettare tutte le religioni, ebraica in particolare, anche se molti esponenti di questo credo lo hanno accusato direttamente di aver contribuito alla messa in vigore delle leggi razziali e protestato contro il “ritorno del re” nella sua terra d’origine, ovvero il Piemonte.
Facciamo adesso il punto:
Vittorio Emanuele III ha firmato le leggi razziali su pressione del Duce, un uomo che, dopo il primo decennio è caduto (totalmente) sotto l’influenza della Germania nazista. Fatto sta che il re, guida più alta della nazione, abbia firmato e acconsentito tale legge. Questo è stato un grande errore che alla corona è costato caro, facendo ricadere le colpe anche sui discendenti. Purtroppo però il danno è stato fatto e, l’allontanamento dei reali – vivi o morti che siano – non ha di certo fatto risorgere quelle povere persone decedute per le loro origini. Rispetto il pensiero ebraico e il loro essere contrari, ma credo che il re abbia pagato quest’errore e di certo non starà riposando in paradiso. Impedire però il rientro in patria di una persona che per quasi cinquant’anni ne è stato il “padre” è veramente un grandissimo errore. Ora è il momento di pensare a come rimettere in piedi questa repubblica, andata a rotoli, grazie soprattutto al suo primo periodo, ovvero la Prima Repubblica, con le legislature e i governi targati DC e PCI.

  1. Il re è morto nel 1947, anno in cui ancora era in vigore la pena di morte. Eravamo già una repubblica. Nel momento in cui si sarà trovato di fronte a se la giustizia divina non sarà stato mandato direttamente in paradiso.
  2. Uno sbaglio che gli condanno anch’io, nonostante sia di tendenza monarchica ( ho vissuto nel Regno Unito e devo dire che a differenza dei tanti presidenti, la figura di un sovrano che regna ma non governa è fondamentale per la riuscita di un paese) è stata la fuga da Roma, dopo l’armistizio del 8 settembre. Scappando ha abbandonato il comando delle forze armate, ha causato indirettamente la morte della figlia Mafalda e ha decretato di fatto la natura della monarchia. Umberto II, il “re di maggio”, sarebbe stato ( almeno secondo me) un buon re, purtroppo però si è ritrovato a pagare gli errori paterni.
  3. La salma non è a Roma, nel Pantheon, ma in Piemonte. Se andrà a Roma o non, non siamo noi a doverlo decidere, ma lo Stato italiano. O andrà all’antico tempio romano e, dato che la legge è uguale per tutti ci dovrà andare anche Umberto II, o spostano tutte le tombe reali a Superga.
  4. Vogliamo guardare anche quella poca positività che almeno nei primi vent’anni di regno ci ha lasciato?
    E’ stato un re soldato, ovvero un re che andava al fronte a guidare l’esercito, mostrando agli italiani il suo interesse per la patria.
    Ha inoltre aiutato, insieme al governo Giolitti, l’espansione coloniale del paese, anche se la Libia era allora definita un enorme scatolone di sabbia. Abbiamo sbagliato noi, a non renderci conto delle potenzialità di quel paese. Se il petrolio c’è ora, c’era anche prima. Non è che con Gheddafi è arrivato Merlino e ha fatto un incantesimo.
  5. La monarchia è parte della nostra storia. Molte delle cose di cui disponiamo ora, hanno trovato origine durante il periodo regio. Non si può di certo cancellare il passato, ma ora a febbraio 2018 perché non pensiamo a contrastare questo sistema fallito e non ci rimettiamo in piedi, lasciando in pace i morti e contrastando i vivi che ci stanno veramente togliendo tutto, persino le mutande?
  6. Come dicevo all’inizio del post, rispetto per i morti e per la storia della nostra nazione. Prima di attaccare il nemico, occorre conoscerlo ed essere consci di ciò che si dice. E comunque uno sbaglio è stato fatto anche dalla repubblica, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Tre bandiere tricolori rappresentavano il logo di questo secolo e mezzo di unità. Per ben 85 siamo stati una monarchia, pertanto la prima delle tre bandierine doveva avere lo stemma dei Savoia nella dimensione di colore bianco.

Pane al pane, vino al vino: ma con la prima repubblica vi siete resi conto di cosa è successo?

Ciao Andrea

Sassuolo – Parlare di un collega non è una cosa semplice, soprattutto per chi, come me, non ha avuto modo di conoscerti di persona, fatta eccezione per i tuoi articoli a sfondo giuridico che rispecchiavano al 100% la tua professionalità ed avevi solo 25 anni. Anche se non ci conoscevamo, eri un collega ed avevamo un sogno in comune, ovvero quello di diventare dei giornalisti completi. Sarà strano non leggere più il tuo nome sulla pagina di Sassuolo; pensa appena sono arrivato, data la chiarezza e la profondità del nero che davi a tutte le razzie riportate, pensavo fossi un “vecchio “, invece no eri più piccolo di me e anche più bravo. Per me, come per tanti altri ragazzi rimarrai un punto di riferimento non solo per la tua professionalità, ma anche per l’entusiasmo che leggevamo in ogni tua singola parola e sono sicuro che una parte di te, continuerà a vivere in tutti noi, colleghi conosciuti e sconosciuti, accomunati da una vocazione comune che ti ha accompagnato per tutta la vita. Arrivederci Andrea; perdonami ma non riesco ad usare la parola addio; è troppo triste ed io spero che da lassù, tu possa continuare a scrivere e ad accendere l’entusiasmo del descrivere le notizie anche agli angeli.

RACCONTARE I FATTI.

Scrivere e raccontare, due caratteristiche essenziali del giornalista, mestiere che oramai svolgo da oltre cinque anni.
Vivo a Cornaredo, un piccolo comune di circa 21.000 abitanti, alle porte di Milano, poco distante da Magenta e dal confine lombardo – piemontese; faccio il giornalista, un lavoro che amo, per cui mi sono battuto tanti anni, ma che odio allo stesso tempo perché in questo momento di “crisi” non mi sta dando lavoro e mi costringe a fare altro: dal correttore di bozze al content Manager, dall’insegnate di ripetizioni ad altri lavori più umili, ma degni di rispetto che però non sono in linea con le mie aspirazioni.
Che cosa dobbiamo fare secondo voi in questo paese? Continuare a prendere meno di 8€ ad articolo e lavorare con il timore e la paura di essere licenziati dopo nemmeno due giorni?
A breve ci saranno le elezioni politiche, bisognerà scegliere chi dovrà “guidare” il nostro paese per la prossima legislatura.
La mia domanda non è chi votare, anche perché dati gli ultimi governi di centro – sinistra, sembra scontato che il 4 marzo, le due forze politiche scontranti saranno il Movimento 5 Stelle e l’alleanza tra Forza Italia e la Lega di Salvini, ma mi chiedo ugualmente: che ne sarà di noi?
Viviamo in un paese dove le regole non vengono più rispettate, dove ci divertiamo a giocare a chi fa più il pirla rispetto ad un altro; accusiamo tanto gli altri, senza renderci conto che anche noi giochiamo a chi è più furbo. 
Sulla mia (quasi decennale) esperienza lavorativa mi sono confrontato con politici, presidenti, imprenditori, società sportive e azionisti: tutti con ideali diversi, accomunati però da un desiderio comune: il denaro o la supremazia sugli altri, mentre noi siamo lì, pronti a prenderla in un punto dove non si abbronza, pur di entrare nelle loro simpatie, sperando che in cambio ci diano una mano.
Da giornalista, ovvero da uno che dovrebbe raccontare la realtà, dico due parole: che schifo! In cinque anni di professione, tre traslochi, oltre 70 politici intervistati, sono rimasto davvero schifato: ho appoggiato degli ideali, che in realtà non mi sono serviti a nulla; ho interpretato la parte del “credulone” pur di avere il mio ed in cambio cosa trovo? Disoccupazione, pochi euro ad articolo e una pensione che non vedrò mai o, se dovessi vederla, la vedrò il giorno che non ci sarò più. Che cosa dobbiamo fare per poter rimettere in piedi questo paese finito nel baratro? Immigrare tutti? Lasciare questa penisola in mano ai vecchi? Eppure le materie prime le abbiamo e non siamo in grado di sfruttarle.
In questo post mi sono voluto sfogare, nei prossimi prometto che sarò meno Tarzan, ma dobbiamo veramente farci una domanda e darci delle risposte.
A volte mi capita di avere a che fare con dei pubblici ufficiali o con persone di un ceto più alto del mio: sembrano tutti cadere dalle nuvole. Stipendi alti, quattordici mensilità, ferie pagate, malattia pagata e noi precari sempre lì, in quella cresta d’onda dove la paura di esser travolti regna sovrana.
Per questo mi chiedo che ne sarà di noi. Noi giornalisti, cultori, studenti, lavoratori che cerchiamo di farci apprezzare, senza in realtà mai sfondare.
Scusate lo sfogo, ma oggi mi sentivo di scrivere questo.